E’ quanto successo ad una donna italiana residente in Germania, che, madre di un bambino di pochi anni, qualche notte fa aveva ingerito liquido tossico per togliersi la vita.
Un quarantenne trapanese che aveva conosciuto la ragazza chattando sul web, dove ha ricevuto l’agghiacciante confidenza del suicidio, si è subito attivato, allertando il Commissariato di polizia di Fermo, nelle Marche, e, da qui, tramite la Farnesina, il Consolato italiano a Stoccarda.
I soccorritori, con tutti i dati forniti dal chatter siciliano, hanno raggiunto appena in tempo l’appartamento dove vive la donna assieme al suo bambino, la quale, ricoverata in ospedale, ora è fuori pericolo.
Per poter partecipare alla comunicazione digitale in un cyberspazio con l’anonimato “apparente” che la fa da padrone, tutti gli internauti hanno dovuto darsi un nickname, talora per commentare un post, per aprire un topic in un forum, oppure per iscriversi semplicemente ad un sito. Ma tra i luoghi virtuali della Rete, quello ove il Nickname riveste il ruolo più importante sono sicuramente le chat, in particolare quelle testuali, ma anche videochat e chat 3d (sebbene però in queste ultime la funzione del nick è ridimensionata dalle immagini in cam o dall’avatar tridimensionale). Anna Cicalese, nel suo saggio di sociosemiologia “Da dove dgt?”, recensito nella sezione Libri di Chat della SABALand, scrive che “se nella comunicazione vis a vis il corpo risulta essere tra i primi veicoli di informazione sull’altro, nella comunicazione al buio tale impatto è lasciato in prima battuta al nickname, una sorta di biglietto da visita che titola e simula, nella creazione del mascheramento, una costruzione della propria immagine volutamente trasferita”. Prima dell’ingresso in Chat, nessun utente è qualcuno, è niente: la scelta di un nickname costituisce il primo mattone della sua identità on-line, del suo essere chatter.
Secondo la sopra citata sociosemiologa, la scelta del nickname emula il valore dei nomi propri così come era in uso nelle società tribali, quali i pellirossa d’America, ad esempio. In queste ultime i nomi propri si avvicinano agli pseudonimi, ravvisandosi tracce della genealogia di un individuo, della sua appartenenza al clan, del suo ruolo e della sua collocazione nel territorio sociale. In riferimento alla nostra società consumistica, il nickname in chat sembra assumere il valore di una marca o meglio di uno slogan pubblicitario, attraverso cui trasmettere sinteticamente e velocemente identità ed obiettivo.
Quanto detto evidenzia pure una generale tendenza a scegliere il proprio nickname per rivelare qualcosa della propria personalità profonda. Secondo la Cicalese, ciò indicherebbe non un distacco dalla propria reale identità come potrebbe sembrare ai sostenitori della separazione tra vita online e offline, bensì una elaborazione consapevole che dimostra la partecipazione della propria personalità reale a quella virtuale.
Ovviamente la scelta di un nickname può essere pure frutto di casualità o di una invenzione del momento, senza che vi sia dietro alcuna espressione cosciente di volontà. Anche in questa ipotesi, per me, è comunque ravvisabile una propensione del chatter a non volersi identificare, assumendo in chat spesso un comportamento superficiale e poco consapevole.
Altra curiosa voce trovata in Nonciclopedia è quella di “Pornobimba“, a cui rinviamo per la definizione generale.
Le PornoBimbe sono una sottospecie delle bimbeminkia e si caratterizzano per la loro predisposizione in chat a volere attrarre l’attenzione e provocare tutti i chatters maschi in stanza. Quest’ultima è la loro attività primaria, convinte come sono, già a 14 anni, che l’apparenza e darla al fighetto figlio di papà di turno siano le uniche fonti del successo nella vita.
In webcam le pornobimbe si mostrano sempre seminude, mettendo in evidenza tutto quello che hanno o non hanno per cercare di risultare provocanti, in quanto si sentono appagate solo dall’attenzione altrui. Se poi non vengono considderate, generalemente o si denudano ancora di più o sbuffano continuamente o, più spesso, escono fingendo noia per rientrare poi dopo qualche minuto appena. Tipico segno distintivo delle pornobimbe è l’uso di una foto seminuda fatta allo specchio col cellulare come avatar.
Meditate maschietti chatters, meditate…



