Per poter partecipare alla comunicazione digitale in un cyberspazio con l’anonimato “apparente” che la fa da padrone, tutti gli internauti hanno dovuto darsi un nickname, talora per commentare un post, per aprire un topic in un forum, oppure per iscriversi semplicemente ad un sito. Ma tra i luoghi virtuali della Rete, quello ove il Nickname riveste il ruolo più importante sono sicuramente le chat, in particolare quelle testuali, ma anche videochat e chat 3d (sebbene però in queste ultime la funzione del nick è ridimensionata dalle immagini in cam o dall’avatar tridimensionale). Anna Cicalese, nel suo saggio di sociosemiologia “Da dove dgt?”, recensito nella sezione Libri di Chat della SABALand, scrive che “se nella comunicazione vis a vis il corpo risulta essere tra i primi veicoli di informazione sull’altro, nella comunicazione al buio tale impatto è lasciato in prima battuta al nickname, una sorta di biglietto da visita che titola e simula, nella creazione del mascheramento, una costruzione della propria immagine volutamente trasferita”. Prima dell’ingresso in Chat, nessun utente è qualcuno, è niente: la scelta di un nickname costituisce il primo mattone della sua identità on-line, del suo essere chatter.
Secondo la sopra citata sociosemiologa, la scelta del nickname emula il valore dei nomi propri così come era in uso nelle società tribali, quali i pellirossa d’America, ad esempio. In queste ultime i nomi propri si avvicinano agli pseudonimi, ravvisandosi tracce della genealogia di un individuo, della sua appartenenza al clan, del suo ruolo e della sua collocazione nel territorio sociale. In riferimento alla nostra società consumistica, il nickname in chat sembra assumere il valore di una marca o meglio di uno slogan pubblicitario, attraverso cui trasmettere sinteticamente e velocemente identità ed obiettivo.
Quanto detto evidenzia pure una generale tendenza a scegliere il proprio nickname per rivelare qualcosa della propria personalità profonda. Secondo la Cicalese, ciò indicherebbe non un distacco dalla propria reale identità come potrebbe sembrare ai sostenitori della separazione tra vita online e offline, bensì una elaborazione consapevole che dimostra la partecipazione della propria personalità reale a quella virtuale.
Ovviamente la scelta di un nickname può essere pure frutto di casualità o di una invenzione del momento, senza che vi sia dietro alcuna espressione cosciente di volontà. Anche in questa ipotesi, per me, è comunque ravvisabile una propensione del chatter a non volersi identificare, assumendo in chat spesso un comportamento superficiale e poco consapevole.




Lascia un Commento